Affidamento e tutela dei figli: come funziona in caso di divorzio e separazione?

Cos’è l’affidamento dei figli?

L’affidamento dei figli è una delle questioni più delicate e centrali nel contesto di una separazione o di un divorzio. In molti si chiedono cosa significhi esattamente e come funzioni nell’ambito del diritto di famiglia italiano. 

L’affidamento riguarda la decisione su chi, tra i genitori, avrà la responsabilità di prendersi cura dei figli, garantendo il loro benessere, la loro istruzione e il loro sviluppo emotivo, fisico e psicologico.

Affidamento congiunto

L’affidamento congiunto figli si riferisce a una situazione in cui entrambi i genitori mantengono la piena responsabilità genitoriale e prendono decisioni congiunte per quanto riguarda le questioni fondamentali relative ai figli, nonostante non vivano più insieme. 

Entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere di partecipare attivamente alla vita dei loro figli, collaborando nell’interesse ultimo dei minori.

L’obiettivo principale dell’affido congiunto è garantire che i figli possano continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, evitando che uno dei due venga escluso dalla loro vita. 

Questa modalità di affido riconosce l’importanza della presenza di entrambi i genitori nella crescita dei figli e cerca di minimizzare le possibili tensioni e incomprensioni che possono sorgere in seguito a una separazione o a un divorzio.

Affidamento esclusivo

L’affidamento esclusivo dei figli si verifica quando un solo genitore riceve la piena responsabilità genitoriale, mentre l’altro genitore potrebbe avere diritti di visita o di accesso.

Questa forma di affido è generalmente concessa quando si ritiene che uno dei genitori non sia in grado di occuparsi adeguatamente dei figli o quando ci sono preoccupazioni riguardanti la sicurezza dei minori.

L’obiettivo principale dell’affidamento esclusivo è assicurare il benessere e la sicurezza dei figli, mettendoli in una situazione dove possono crescere e svilupparsi in un ambiente stabile e protetto. Sebbene l’affidamento esclusivo possa sembrare una soluzione drastica, a volte è considerato necessario per proteggere i bambini da possibili danni o per garantire che ricevano la cura e l’attenzione di cui hanno bisogno.

Tuttavia, anche in casi di affidamento esclusivo, è importante per il genitore non affidatario mantenere un ruolo nella vita del bambino, a meno che non ci siano motivazioni valide per escluderlo completamente.

Cos’è il collocamento dei figli?

Mentre l’affidamento riguarda le responsabilità e le decisioni genitoriali, il collocamento si riferisce al luogo in cui il bambino risiederà fisicamente dopo la separazione o il divorzio.

Può sembrare una distinzione sottile, ma è fondamentale capire che l’affidamento e il collocamento sono due aspetti distinti della tutela dei figli.

Il collocamento può essere singolo o alternato. Nel primo caso, il bambino vive stabilmente con uno dei genitori, mentre l’altro ha diritto a dei tempi di visita prestabiliti, che possono essere regolamentati attraverso accordi tra le parti o, in assenza di tali, dal giudice. 

Questo non significa che il genitore non collocatario perda i suoi diritti e doveri genitoriali: può e deve ancora partecipare alle decisioni importanti riguardanti il figlio.

Nel caso di collocamento alternato, invece, il bambino vive alternativamente con entrambi i genitori secondo un calendario prestabilito. Questa soluzione, pur essendo ideale per garantire al bambino un contatto equilibrato con entrambi i genitori, richiede una buona capacità di comunicazione e collaborazione tra i genitori per raggiungere delle percentuali di collocamento il più vicine possibili al 50% ciascuno.

Il collocamento non influisce sulla responsabilità genitoriale. Se, per esempio, un genitore vede il figlio solo durante i fine settimana o le vacanze, ha comunque la responsabilità di partecipare alle decisioni importanti della sua vita.

Come funziona l’affidamento in caso di separazione?

La separazione rappresenta un momento cruciale per la famiglia, e la decisione riguardante l’affidamento dei figli è senza dubbio uno degli aspetti più delicati da affrontare. In Italia, il legislatore ha posto l’accento sull’importanza di tutelare l’interesse superiore del minore in tali circostanze, cercando di assicurare una presenza equilibrata di entrambi i genitori nella vita del bambino.

Nel caso di separazione consensuale con figli, i genitori hanno la possibilità di accordarsi tra loro sulle modalità di affidamento.. In questo caso, il giudice valuterà l’accordo raggiunto e, se lo riterrà nell’interesse del minore, lo omologherà.

Se i genitori non riescono a trovare un accordo, come nel caso della separazione giudiziale, sarà il giudice a decidere sulla base di una serie di fattori. Si prenderanno in considerazione la capacità genitoriale di ciascun coniuge, le esigenze specifiche del bambino, la presenza di eventuali situazioni di abuso o negligenza e, in generale, tutto ciò che può influenzare il benessere del minore.

Anche nel contesto della separazione, è possibile stabilire un regime di collocamento alternato. In ogni caso, la scelta sull’affidamento sarà sempre orientata a garantire la stabilità e il benessere psicofisico del bambino, cercando di minimizzare il trauma derivante dalla separazione dei genitori.

Come funziona l’affidamento in caso di divorzio?

Il divorzio segna la fine legale del matrimonio e, quando ci sono figli coinvolti, le questioni relative all’affidamento diventano centrali nella procedura. L’interesse superiore del minore rimane il principio guida nelle decisioni relative all’affidamento dei figli.

Se i genitori sono in grado di trovare un accordo comune sulle modalità di affidamento e collocamento dei figli, il giudice valuterà questo accordo. Se ritenuto nel miglior interesse del bambino, l’accordo verrà ratificato. 

Nel caso in cui i genitori non riescano a concordare, sarà compito del giudice decidere, tenendo conto di vari fattori come la relazione tra il bambino e ciascun genitore, la capacità dei genitori di garantire la continuità nella vita del bambino, le eventuali testimonianze e relazioni dei servizi sociali, e qualsiasi altro elemento ritenuto rilevante.

Anche in caso di divorzio, la legge tende a favorire soluzioni che permettano al bambino di mantenere un legame solido e continuativo con entrambi i genitori. L’obiettivo è sempre quello di garantire la stabilità emotiva, psicologica e fisica del minore.

Quando un figlio può decidere con quale genitore stare?

Il minore può decidere con quale genitore stare? C’è un’età minima dopo la quale può prendere la decisione in autonomia?

In Italia, non esiste la possibilità per il minore di  decidere autonomamente con quale genitore vivere. Tuttavia, con il crescere dell’età e della maturità del bambino, maggiore sarà il peso che il suo parere avrà nella decisione del giudice.

Quando si affronta una questione di affidamento, il giudice può decidere di ascoltare il minore, specialmente se ha raggiunto un’età e una maturità tale da permettergli di esprimere un’opinione ponderata. La decisione del minore non sarà l’unico fattore determinante, ma rappresenta uno degli elementi presi in considerazione per determinare ciò che è nel suo migliore interesse.

Anche se avrà espresso un desiderio particolare, il giudice dovrà sempre valutare l’intera situazione e i motivi che spingono il minore a esprimere quella particolare decisione.

Il Piano Genitoriale per la tutela dei figli

Quando si parla di separazione o divorzio e ci sono dei figli coinvolti, emerge la necessità di un piano genitoriale. Questa esigenza è stata normata con la legge di riforma Cartabia, che prevede la presentazione di tale piano già con l’introduzione del giudizio. 

Il piano genitoriale è un documento strategico che mette al centro gli interessi dei minori. Fornisce una panoramica dettagliata delle attività quotidiane, scolastiche, extrascolastiche, sportive, del percorso educativo e delle frequentazioni abituali dei figli. Questo permette di avere un quadro chiaro delle abitudini dei bambini e delle capacità di ciascun genitore nel garantire la continuità di queste attività.

L’idea alla base è semplice ma fondamentale: garantire ai bambini una vita quanto più possibile stabile e prevedibile, evitando bruschi cambiamenti e mantenendo intatti i legami affettivi e il percorso di istruzione. Grazie a queste informazioni dettagliate, il giudice può prendere decisioni più accurate riguardo all’affidamento, al collocamento e ai diritti di visita.

Una volta definito, il piano genitoriale non è un mero accordo verbale. Se i genitori accettano un piano comune, sono legalmente obbligati a rispettarlo. Ignorare o trasgredire questo accordo può comportare pesanti sanzioni amministrative, come da articolo 473-bis.39 del Codice Civile.

Un altro aspetto fondamentale introdotto è l’ascolto dei minori. Il sistema ora prevede che i bambini, anche di età inferiore di anni 12 se hanno capacità di discernimento, possano esprimere la propria opinione, da tenere in considerazione nella stesura del piano genitoriale. L’ascolto è svolto dal Giudice che può farsi assistere da esperti così da garantire la massima tutela della stabilità psico-fisica del minore.

Nei casi, invece, in cui l’ascolto potrebbe rappresentare un momento negativo per il bambino in quanto in contrasto con i suoi interessi, il Giudice può decidere di non sentirlo.

I processi di separazione e divorzio sono sempre molto turbolenti ed emotivamente impegnativi. La tutela dei figli è uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione, dato che i minori potrebbero subire le conseguenze dirette della separazione dei genitori o della fine del matrimonio. 

Per sapere esattamente come intervenire dal punto di vista legale senza legare i propri figli è necessario affidarsi a degli avvocati esperti in diritto di famiglia. Lo Studio Legale Navarro Uberti può accompagnarti in questo delicato percorso, indicandoti la via migliore per tutelare il più possibile i tuoi figli.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.