Recupero del credito per Società, Imprenditori e Liberi Professionisti

Molti di noi, liberi professionisti o imprenditori, hanno avuto a che fare con fatture o proforma non pagate. Recuperare quei crediti non è cosa semplice ed è bene affidarsi a chi ha esperienza come lo Studio Legale Navarro – Uberti che si occupa di queste procedure con successo da oltre 10 anni.

Una volta individuato il credito e il debitore, le procedure applicabili sono due: una stragiudiziale e una giudiziale (nel caso in cui la prima non abbia avuto successo).

Via Stragiudiziale

L’ azione stragiudiziale consiste in un sollecito di pagamento attraverso il quale si richiede al debitore di provvedere in via bonaria al pagamento. Il sollecito altro non è che una lettera, redatta dal legale di fiducia, con lo scopo di ricordare al debitore il mancato saldo, anche parziale, di una fattura, di una nota proforma o di un avviso di parcella e che in conseguenza di ciò vi dovrà provvedere entro e non oltre il termine indicato. Tale lettera fa sì che il debitore sia “messo in mora” ed in conseguenza si possa pretendere il versamento anche degli interessi moratori.

Via Giudiziale

Nel caso in cui i solleciti non abbiano ottenuto riscontro o nel caso in cui non si sia raggiunto un accordo bonario con il debitore, si prosegue con il deposito in Tribunale o al Giudice di Pace in base al valore del credito, del ricorso per decreto ingiuntivo. Si chiede, quindi, al Giudice di ordinare il pagamento del dovuto entro un termine che, a seconda dei casi, sarà di 10 giorni dalla notifica eseguita insieme all’atto di precetto, o di 40 giorni decorrenti dalla notifica con successivo invio dell’atto di precetto.
Nel caso in cui il pagamento non avvenisse nei termini indicati, si potrà poi procedere con l’esecuzione forzata.

L’esecuzione forzata

La decisione su quale tipo di esecuzione intraprendere deve essere presa con il legale di fiducia sulla base di una serie di informazioni. Lo Studio Legale Navarro – Uberti si serve di una serie di professionisti per identificare i beni “aggredibili” di proprietà del debitore: il report permette di capire le effettive possibilità di recupero del credito e quindi scegliere l’azione esecutiva più adatta.

Sapere è potere!

La legge, inoltre, prevede la possibilità di presentare ricorso al Presidente del Tribunale al fine di essere autorizzati a consultare le banche dati, in particolare quelle dell’Agenzia delle Entrate che dovrà quindi trasmettere al creditore tutti i dati del debitore, tra cui per esempio: conti correnti, contratti di locazione, partecipazione in società e altri dati rilevanti per capire se sia “margine di recupero”.

Le azioni esecutive possibili

Nel caso che con il decreto ingiuntivo e con l’atto di precetto non si sia ottenuto il pagamento del dovuto il Codice di Procedura Civile prevede quattro azioni esecutive:


1. L’esecuzione mobiliare: è l’azione attraverso la quale si pignorano i beni mobili del debitore (mobili pregiati, quadri, gioielli, macchinari, merce varia ecc.) per poi chiederne la vendita all’asta. Questa procedura è abbastanza veloce (tra i sei mesi e un anno) e ha costi contenuti. La procedura si conclude con l’udienza in cui il giudice assegna al creditore le somme ricavate dalla vendita

Ovviamente le tempistiche possono sempre subire delle variazioni anche in base all’appetibilità che i singoli beni possono avere in sede d’asta.


2. L’esecuzione mobiliare di beni mobili registrati nei pubblici uffici:
è la procedura attraverso la quale si pignorano ad esempio i moto/veicoli registrati, le azioni o quote di partecipazioni a società di capitali, che il debitore possiede e di cui è intestatario. Così come l ‘azione precedente si conclude con la messa all’asta di tali beni. Questa procedura potrebbe avere una durata più lunga rispetto a quella precedente, da un minimo di 6 mesi ad oltre due anni. I costi sono anche essi leggermente più elevati, rispetto a quelli di prima, ma comunque contenuti.


3. L’esecuzione mobiliare presso terzi o cessione del quinto
è la procedura attraverso la quale si pignorano i frutti, i beni in valuta/denaro, lo stipendio o la pensione, ecc. dei quali usufruisce il debitore. Ovvero si chiede ad un terzo, con il quale il debitore ha un rapporto di credito, che paghi per conto del debitore. Una volta eseguito il pignoramento, la procedura si conclude con l’ordinanza di assegnazione emessa dal Giudice, con la quale sarà ad esempio il datore di lavoro a versarvi il dovuto con rate mensili che non supereranno un quinto dello stipendio. Questa è la procedura per eccellenza perchè,non solo fornisce le maggiori opportunità direcupero integrale del credito, comprese le spese legali, ma che, nella media dei casi, consente di agire in tempi contenuti (da 6 mesi a un anno). Ovviamente le tempistiche che si citano stabiliscono il tempo che trascorre dall’atto di pignoramento al giorno in cui il giudice assegna la somma pignorata. Questo perché, nei casi di crediti periodici, quali stipendi, pensioni canoni di affitto, il credito andrà saldato a rate e di conseguenza la conclusione dipenderà del numero delle rate.


4. L’esecuzione immobiliare:
è la procedura che pignora i beni immobili del debitore e che si conclude con l’asta dell’immobile. Questa procedura è lunga e costosa e vale la pena solo nei casi di importi considerevoli o almeno al di sopra dei 10.000 euro. Prima di intraprendere questa strada è necessario accertare la presenza di ipoteche o altri vincoli già trascritti da altri creditori sull’immobile ed ovviamente i rispettivi importi. Avere queste informazioni permette di valutare se sia opportuno o meno procedere con questo tipo di pignoramento anche considerando le tempistiche e i costi della procedura. Lo Studio Legale Navarro-Uberti può aiutarvi anche nella fase di ricerca e verifica di tali informazioni.

Per valutare le migliori strategie da attuare e per ogni informazione sulle procedure di recupero crediti contatta lo Studio legale Navarro – Uberti.