Si può sfrattare l’inquilino in detenzione domiciliare?

I proprietari di un immobile in affitto si trovano spesso a dover affrontare le più svariate difficoltà con il proprio inquilino. Una di queste, sebbene meno frequente, è la necessità di sfrattare un conduttore che si trova in stato di detenzione domiciliare proprio presso l’abitazione in questione.

La detenzione domiciliare di un inquilino può rappresentare una sfida per il proprietario di un immobile in affitto: come procedere allo sfratto dell’inquilino nel rispetto dei diritti di ciascuna parte coinvolta e della legge?

Per comprendere pienamente questa questione, è necessario analizzare in dettaglio i vari aspetti del problema.

Il contesto giuridico

Per prima cosa, bisogna inquadrare la detenzione domiciliare nel suo contesto legale. Si tratta di una misura alternativa alla detenzione in carcere che permette, ricorrendo determinate circostanze, al condannato di espiare la propria pena presso l’abitazione di cui ha la disponibilità.

Questo approccio ha lo scopo di rendere meno pesante, da un punto di vista psicofisico, la detenzione senza, peraltro, correre il rischio che il detenuto venga a contatto con altri soggetti fuorvianti presenti nel carcere.

In questo contesto, però, possono sorgere le ordinarie tensioni tra il proprietario e l’inquilino, in particolare, quando quest’ultimo non adempie al regolare pagamento del canone di locazione.

Da un lato, quindi, il locatore ha il diritto di rientrare in possesso dell’immobile eventualmente azionando la procedura di sfratto. Dall’altro, il detenuto ha l’obbligo di rimanere all’interno del domicilio, dal quale non si può allontanare senza autorizzazione, oltre al diritto di poter godere di questa forma alleviata di carcerazione.

Il riconoscimento di entrambi i diritti è fondamentale, creando una complessa contrapposizione di diritti ed interessi di non facile soluzione.

L’inquilino in detenzione domiciliare può essere sfrattato?

La risposta a questa domanda è positiva, tuttavia, nella pratica, insorgono numerose e disparate complicazioni che possono rende il percorso ancora  più lungo e gravoso di quanto già non sia.

Per questo affidarsi ad un legale esperto è senza dubbio la mossa migliore e il primo passo che il proprietario deve fare!

Una volta ottenuto il provvedimento di sfratto, infatti, bisogna azionare la vera e propria esecuzione dello stesso, ovvero, l’Ufficiale Giudiziario deve recarsi personalmente presso l’abitazione per ottenerne la liberazione.

Ed è a questo punto che ci si trova incastrati nella paradossale situazione descritta prima.

Come abbiamo detto, il detenuto in detenzione domiciliare non può abbandonare il domicilio senza autorizzazione dall’autorità competente e l’Ufficiale Giudiziario non gli può intimare di allontanarsi.

Abbiamo, dunque, il provvedimento del Giudice civile che ordina lo sfratto e quello del Giudice penale che autorizza la detenzione domiciliare.

Cosa può fare il proprietario di casa?

Quando viene a conoscenza della condizione del proprio inquilino, tramite il proprio avvocato, dovrà presentare istanza al Giudice dell’esecuzione penale chiedendo la modifica o la revoca del provvedimento di concessione della detenzione domiciliare spiegando e documentando i fatti e le circostanze.

In questo modo, l’Ufficiale Giudiziario potrà eseguire lo sfratto senza dover disporre ulteriori rinvii.

Infatti, nell’ipotesi in cui si venga a conoscenza della detenzione domiciliare il giorno stesso dell’esecuzione, l’Ufficiale Giudiziario è costretto a sospendere e rinviare la procedura così da garantirsi il tempo per rivolgere anche lui stesso istanza al Giudice penale e/o eventualmente richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine competenti per il trasferimento del detenuto.

Ovviamente i passaggi sopra descritti sono superabili quando vi è la collaborazione dell’inquilino-detenuto che in prima persona si fa carico di rivolgersi al Giudice penale per ottenere una modifica del provvedimento. Questa soluzione che è certamente quella auspicabile per semplicità e velocità, difficilmente trova attuazione nella pratica.

In conclusione, è certamente possibile sfrattare un inquilino che si trova in detenzione domiciliare presso la nostra abitazione in affitto.

Tuttavia, la procedura rischia di diventare lunga e complessa se non vengono seguite con ordine tutte la varie fasi.

Per questo motivo è necessario rivolgersi ad uno studio legale competente ed esperto in materia che vi possa seguire dal primo passo fino al legittimo rientro nel possesso del vostro immobile.

Lo Studio Legale Navarro-Uberti è specializzato, fra le altre cose, in materia di sfratto e locazioni. Rivolgiti a noi per essere tutelato nella gestione della tua proprietà in affitto, per goderne dei benefici con la massima tranquillità e sicurezza.

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